Il Frigo secondo Buarnè

Il 21 maggio, presso la sede del Teatro del Rimbombo, a Crebini Cazzuli , è andata in scena la prima di “Frigo” di Copi, per la regia di Tobia Rossi e magistralmente interpretato da Andrea Robbiano. La scelta di usare un piccolo spazio per rappresentare l’evento (circa sessanta persone per due repliche), ha creato tra l’interprete ed il pubblico una complicità che va al di là della prassi scenica. Andrea Robbiano nei panni di L, grottesco personaggio a metà strada tra un eccentrico travestito e una top model sul viale del tramonto, è stato bravo ad intessere questa complicità costringendo quasi gli spettatori a partecipare in forma attiva al suo dramma, ma facendolo con la fresca leggerezza del personaggio. Entrando non si è passati dall’ingresso alla sala, ma ci si è ritrovati direttamente in scena, in uno spazio circolare che sta a metà tra la pista circense e lo studio televisivo, delimitato dalle sedie che, una volta occupate, fanno dello spettatore parte integrante della scenografia. Al centro, disteso per terra fin dall’inizio, c’è un corpo che potrebbe appartenere ad un uomo ad una donna o addirittura ad una bambola. E’ L, il protagonista, che con fare accattivante ci racconta come, nell’arco di una sola giornata, riceva in regalo un frigo, subisca violenza dall’autista, venga ucciso dalla cameriera, risorga con la massima indifferenza dalla propria morte, riceva le visite di un improbabile detective, di una madre ricattatrice, della psicanalista di fiducia e… intrattenga equivoci legami con un topo. Peraltro il topo è un elemento caro a Copi (al secolo Raoul Damonte), infatti in ogni suo testo è presente come il simbolo della solitudine braccata di chi è diverso e deve nascondersi per sopravvivere, ma preferisce rubare il proprio diritto ad esistere che conformarsi all’indecenza imperante e, l’arena scenica nel quale L vive e lotta, è il posto più indicato per giocarsi l’esistenza, per macchiarsi di quello scontro. Durante la performance, L si rivolge, ora ai suoi interlocutori invisibili in forma diretta, quasi a testimoniare questo Donchisciottesco alterco con i fantasmi della propria realtà, ora al pubblico evocando le vicende narrate con un distacco epico. Non si capisce dove sia il confine tra ciò che è immaginato da L e ciò che realmente è il vissuto del personaggio o dei personaggi che in esso-a convivono, tutto avviene in forma onirica ,sotto la minacciosa presenza del frigo dai cui lati partono le file degli spettatori. Tobia Rossi, il regista, definisce questo lavoro una tragedia comica o una commedia tragica, e dice di Andrea Robbiano che ha saputo interpretare il personaggio in maniera obliqua, togliendo ogni certezza o punto di riferimento allo spettatore per condurlo e non indurlo all’evocazione. Dal frigo, alla fine, L estrae una pistola che brilla come una soluzione, anche se non racconterò in queste righe l’epilogo per non rovinare un finale, a chi avesse intenzione di vedere lo spettacolo, che non mancherà di sorprendere. Sono rimasto favorevolmente colpito da questo spettacolo per la semplicità col quale è stato realizzato, per il modo in cui questo testo così complesso e macchinoso sia parso leggero, quasi frivolo eppure intenso, forte e mai noioso.
Enzo Buarnè

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